Giornalismo e crowdfunding, le esperienze di Occhi della Guerra e Valigia Blu

Si chiude tra 47 giorni, ma è già finanziata per il 116% l’ultima campagna di crowdfunding di Gli occhi della guerra. Più di 23mila euro raccolti in tre mesi e mezzo per raccontare le storie dei cristiani perseguitati nel mondo: dal Medioriente all’Africa, dall’Asia all’Europa degli attacchi terroristici. C’è tempo fino al 31 dicembre per dare il proprio contributo, come già altri 432 lettori hanno fatto.

I luoghi dei reportage realizzati in questi tre anni da Gli occhi della guerra
I luoghi dei reportage realizzati in questi tre anni da Gli occhi della guerra

Gli occhi della guerra è un progetto del Giornale, nato tre anni fa a fronte della crisi del giornalismo e dell’editoria. Le finanze scarseggiano e la qualità del lavoro ci rimette: sono sempre meno le notizie in presa diretta, i reportage sono un format quasi estinto. Così i sedici reporter che compongono la redazione hanno deciso di puntare sulla «più grande risorsa di un giornale», vale a dire i propri lettori. Attraverso eventi, pubblicazioni, marketing e social media sono riusciti a coinvolgere il pubblico nelle tante campagne di crowdfunding condotte dal 2013 ad oggi. Il bilancio, solo nei primi due anni del progetto, è di quaranta reportage realizzati in zone di conflitto. Con alle spalle una community ormai solida di lettori-finanziatori, i giornalisti de Gli occhi della guerra sono volati in Afghanistan, Libia, Siria, Somalia, Turchia, Bosnia, Cecenia, Repubblica Centrafricana, Germania, Azerbaijan, Irlanda del Nord, Libano, Belgio, Kurdistan e Ungheria. La prossima missione, appunto, è quella di mappare il fenomeno dei cristiani perseguitati (il titolo, per ora, è Cristiani sotto tiro). Ma le sfide sono di ampio respiro: aprire una succursale del progetto a Londra e fare reportage in inglese, sempre finanziati dal basso.

Valigia Blu esiste dal 2010. Ad oggi vi lavorano dieci persone tra giornalisti, grafici e programmatori
Valigia Blu esiste dal 2010. Ad oggi vi lavorano dieci persone tra giornalisti, grafici e programmatori

Il progetto del Giornale non è l’unico ad essere sostenuto direttamente dai propri lettori. Un’altra piattaforma che ha intrapreso questa strada è Valigia Blu. Dal 2010 ad oggi, i membri della redazione (dieci tra giornalisti, blogger, scrittori, programmatori, grafici e vignettisti) si sono impegnati a fare un giornalismo «senza editori e senza pubblicità», per i lettori ma soprattutto «con i lettori». Sono loro, infatti, a sostenere l’attività di Valigia Blu attraverso il crowdfunding. E a permettere alla piattaforma di continuare a produrre articoli, approfondimenti e speciali (qui l’ultimo sulla riforma costituzionale), video, infografiche, data-journalism e fact checking. Il loro motto è «Cover what you do best and link the rest» (cit. Jeff Jervis, BuzzMachine): coprire ciò che si può fare bene e, per il resto, riportare contenuti altrui selezionati in base a criteri di qualità, interesse, affidabilità e credibilità. La prima campagna di finanziamento era partita l’anno scorso: l’obiettivo dei 10mila euro era stato raggiunto (e superato) in appena quindici giorni grazie a 485 donatori. Il crowdfunding 2016 ha alzato l’asticella a 15mila euro, fondi che serviranno a potenziare ulteriormente l’offerta e a farla diventare un appuntamento fisso, come richiesto dai lettori stessi interpellati attraverso un questionario. C’è ancora un mese per diventare uno dei tanti donors di Valigia Blu: la campagna chiude il 15 dicembre.

Eppure, se il finanziamento dal basso sta spopolando in tanti settori, in quello del giornalismo stenta ancora a decollare. Prendendo come riferimento Kickstarter, l’unica piattaforma di crowdfunding che ha una categoria dedicata, l’editoria rimane la sezione meno gettonata tra le altre quattordici. Nel 2015 sono stati finanziati 173 progetti in tutto, per i due terzi made in Usa.

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