Alle origini del crowdfunding c’è il jazz (e una donna)

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Maria Schneider ha appena pubblicato su ArtistShare “Concert in the Garden”, il primo album completamente fan funded

Gennaio 2004. Metti una sera a cena un imprenditore musicale di Boston e una jazzista del Minnesota. Metti che il nuovo millennio ha sdoganato tecnologie che fino a pochi anni fa sembravano fantascienza, e mettici pure la voglia di liberarsi delle etichette discografiche. Il risultato è il primo album interamente finanziato dagli ascoltatori. Uno schiaffo al mercato della musica, una boccata di ossigeno per artisti e consumatori.

Concert in the Garden di Maria Schneider è il primo progetto completamente fan funded, promosso da ArtistSharela piattaforma lanciata da Brian Camelio. Non è disponibile nei negozi di dischi, ma è acquistabile direttamente dal sito. L’album ha ricevuto un finanziamento di 90mila dollari: tanto i suoi fan hanno deciso di donare alla jazzista di tasca propria, pur di vedere venire alla luce la nuova produzione. Soprattutto alla luce dei precedenti: Alegresse, il disco precedente della Schneider, è stato pubblicato con un ritardo di quattro anni a causa delle scarse risorse economiche a disposizione. Chissà che Concert in the Garden non valga alla jazzista la vittoria del suo primo Grammy: i suoi tre album precedenti hanno ricevuto altrettante nomination, mai andate a buon fine. In caso di successo, sarebbe la prima volta che il premio viene assegnato ad un disco non disponibile negli store, una rivoluzione nella rivoluzione.

Camelio, compositore appassionato di jazz nonché programmatore informatico, ha lanciato ArtistShare nel 2000, intuendo che gli appassionati di dischi avrebbero contribuito volentieri a finanziare produzioni musicali acquistabili solo su Internet. In questo modo, gli ascoltatori avrebbero potuto sostenere i progetti secondo loro più interessanti e gli artisti avrebbero potuto godere di contratti più più vantaggiosi. Quattro anni dopo, possiamo dire che l’intuizione di Camelio era azzeccata. In una recente intervista, il fondatore ha descritto ArtistShare come uno strumento con cui «dare vita a progetti artistici nuovi e originali e costruire una fan base forte e fedele». Sulla piattaforma gli artisti presentano la propria proposta e spiegano le richieste economiche e le eventuali gratificazioni per i sostenitori. A seconda della cifra donata, infatti, vengono stabiliti diversi “premi”: dalle visite agli studi di registrazione alle lezioni esclusive di chitarra, dai cd autografati ai biglietti gratuiti per i concerti, fino alle dediche speciali o all’accreditamento dei finanziatori come produttori esecutivi.

C’è già chi parla di Camelio e della sua creatura come dei precursori di una nuova tendenza: il crowdfundingLetteralmente, si tratta del finanziamento di un progetto da parte della folla. La rete, a cui ormai gran parte della popolazione ha accesso, può dare vita a fenomeni collettivi prima inimmaginabili. E potrebbe anche trasformare una società sempre più individualista in una crowd di sostenitori generosi.

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